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  Teresa Coratella
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  Nasce a Roma il 17 Dicembre del 1974. Si diploma al liceo artistico e prosegue i suoi studi all’Accademia delle Belle Arti di Roma. Si trasferisce a Bruxelles per circa un anno grazie ad una borsa di studio da parte dell’Accademia, dove Studia arte e approfondisce le sue ricerche da pittrice.

Conosce, incontra e frequenta l’atelier del maestro Olivier Strebelle noto artista Internazionale.

Attualmente è Presidente dell’Associazione ArteItaliana, socia ordinaria dell'Associazione di Ennio Calabria e responsabile dello spazio Culturale Istituzionale della Dott.ssa Annalisa Secchi Delegata alle Politiche Culturali del I Municipio.

Collabora e fa parte del Coordinamento delle Arti visive del Comune di Roma con Pino Galeota ex Presidente della Commissione Cultura di Roma.

Al suo attivo numerose esposizioni all’interno di Musei, Pinacoteche, spazi Comunali e Municipali. Alcune opere fanno parte della collezione privata del prestigioso Hotel Gladiatori ubicato sul Ludus Magnus, prospiciente il Colosseo, del Console Generale d’Italia a Liegi, Dott. Mauro Carfagnini e dell'Ambasciatore d’Italia a Bruxelles, Dott. Siggia.


Nota critica dello Storico d’Arte Maurizio Aschelter

Ho avuto Teresa Coratella come allieva presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e di lei mi piace ricordare la serietà e la dedizione che metteva nell’impegno scolastico. Una sua particolarità era l’esuberanza che ispirava il suo interesse per ogni aspetto della vita, con un dispendio di energie decisamente romantico.
La forza, l’energia vitale dell’espressione, era un impegno intransigente, al quale Teresa sacrificava ogni dubbio, ogni impedimento della ragione: il viatico del talento o la “capacità di avere un destino” come diceva Thomas Mann.

Klee diceva che “l’artista è come un albero le cui radici affondano nella terra”. Se questi non trova alimento nella realtà di una condizione spirituale, la sua esperienza rischia di esaurirsi sul piano formalistico. E’ il pericolo insito in un tempo saturato di cultura resa accessibile dai rapidi scambi e dai mezzi d’informazione moderni. Ma “le radici che affondano nella terra” alludono a un’origine più lontana e segreta che si perpetua in ogni opera nuova, in modo nettamente contrario alla tabula rasa, ai ponti bruciati dietro di sé.

Alla base delle opere di Teresa c’è un racconto, c’è la memoria del tempo, e il processo astrattivo è condizionato da questi,invece di svolgersi, senza alcun riferimento,come fine a se stesso.
“La visione, dice Swift, è l’arte di vedere le cose invisibili”. E il fatto meraviglioso è la metamorfosi delle cose invisibili in elementi di realtà poetica universale. L’individuo e il pittore fanno tutt’uno, né possono essere disgiunti nel discorso delle linee e dei colori.
Teresa non guarda attraverso il microscopio o il telescopio, perché i mondi da scoprire non sono né vicini, né lontani. La fiducia cosmica gli permette di vedere dentro di sé, come a un centro che riflette e trasforma ogni aspetto della vita e del mondo.

L’opera viene a crearsi da sé, dal rapporto con le proprie origini, con un ritmo ogni volta di verso, per successive sovrapposizioni di segni e di strati di colore. E’ possibile analizzare lo schema della composizione, la struttura delle pennellate, il procedimento tecnico di ogni suo mezzo, ma perché una linea non può esser spostata? Perché un verde cobalto non può essere trasformato in una terra verde?

Teresa ha maturato le proprie visioni, e le sue prospettive obbediscono alla logica del sentimento, in una sintesi che comprende lo spazio in funzione espressiva, e che ha le dimensioni dei colori eccitati da una luce intensa e vibrante. L’avvicendarsi e il sovrapporsi dei chiari e degli scuri, delle ombre e delle luci, non è un fatto casuale: è il risultato di una logica interna delle forme. E poi c’è il limite misterioso della poesia. E’ la ripresa della cellula “fauve”, col suo valore luminoso, moltiplicata in un complesso organico, che fa blocco, regolato da una propria logica costruttiva, secondo una trama per sezioni parallele. E’ una struttura naturale, che trova il proprio spazio nel fondo unito che la delimita, senza chiuderla. infatti l’organismo formale potrebbe aggregarsi altre cellule, continuare, in una rinnovata accesione di colori smaglianti, accostati con sapienza, come i punti di Seurat, i tratti di Van Gogh, le macchie dei fauves. Di questi tessuti organici, che diventano forme,nel puro significato della poesia, differenti sono le origini e gli sviluppi compositivi, in un piano culturale o di osservazione naturalistica. E per questa s’intende la ricerca del meraviglioso nella realtà del mondo delle forme. E’ il mondo del mistero avvicinato da Klee.

Teresa s’immedesima con le cose,le rivive in sé, con una impetuosa spontaneità nel tradurle in immagine: i suoi “improvvisi” sono come fuochi d’artificio,dipinti con tonalità molto vive, sulle gamme prevalenti dei rossi, dei violetti,dei gialli,dei verdi,degli azzurri,dei blu. Ma l’organismo cromatico è solidamente intessuto di pennellate sovrapposte per cui ogni tono spicca su un fondo elaborato, pur legandosi ad esso. Il discorso pittorico acquista in tal modo una compatta unità, nell’armonia di un’atmosfera inventata, risolta nei suoi motivi fondamentali, che si avvicendano e che si compenetrano.

Ora Teresa è arrivata alle soglie della maturità e tuttavia procede sempre col medesimo ritmo impetuoso. Il canto del colore si dispiega più libero da una coscienza pacificata, ritrovandosi nella luce del mondo, come a un’alba di primitiva innocenza.
Un’artista d’avanguardia rischia di rimanere molto indietro,se lo si giudica col criterio piuttosto empirico dell’audacia gratuita, sulla scala astratta di chi è sempre più in là. Le mode invecchiano presto nelle gallerie e bisogna sacrificare continuamente i votati a questa corsa al successo di un giorno. Ormai e molto difficile essere “moderni” tra i moderni. Anziché confondersi in una tendenza collettiva, come accade dei tanti anonimi senza umiltà, Teresa continua ad affermare il diritto alla individualità prepotente della visione, credendo ai propri sogni con l’entusiasmo e l’ardore dei primi anni.
   
   
 

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Teresa Coratella

Roma


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