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Il pittore Paolo Maccioni nasce nel 1954 a Ladispoli (Roma). Attraverso l’ osservazione quotidiana dei grandi pittori del passato, acquisisce la conoscenza dell’impianto compositivo, l’ equilibrio degli spazi e dei volumi, l’ uso dei colori, nonché la capacità di movimentare la scena. Trasferitosi a Roma, Paolo Maccioni aderisce all’ Associazione Culturale “Torraccia”, quartiere capitolino dove operano interessanti fermenti pittorici, poetici, letterari e teatrali. Le nuove frequentazioni artistiche e lo studio delle correnti culturali del secondo Novecento statunitense, lo stimolano a modificare la sua pittura originaria postimpressionista. Ora il Maccioni è attratto dal movimento della Action Painting, una pittura d’ azione cara agli artisti di New York, in particolare a J. Pollock. Dall’ animo dell’ artista, ora si sprigionano nuovi sogni d’ immaginazione compositiva; i dipinti, infatti, rivelano una tecnica impetuosa e dinamica, in quanto Maccioni più che usare i pennelli, versa il colore sulla tela, abbandonando tutte le convinzioni accademiche, che impongono ad un pittore la scelta di una tematica pianificata, definita o centrale. Una pittura d’ azione quella del Maccioni, che ha una vita propria; tutta la scena è ravvivata da schizzi colorati e da linee curve che si muovono autonomamente sulla tela. “Un movimento che va ora ispessendosi, ora risolvendosi in una sottile matassa, mai definita organicamente. L’ occhio dell’ osservatore è in continuo movimento, senza la possibilità di soffermarsi su di un elemento particolare”. Le tinte acriliche e ad olio, apposte con pennellate gestuali, appaiono dominate da un pallido color orange, frammisto a striature materiche di terre di Siena, giallo cadmio medio, titanium white e cadmium green light. L’ artista, a questa tecnica vitalistica, caratterizzata dall’ abbandono degli elementi tradizionali, come il cavalletto e la prospettiva, alterna una pittura astratto-utopistica (di tipo informale), attraverso la rappresentazione di linee verticali disomogenee, dove il colore è lasciato correre liberamente sulla tela appoggiata al muro. Gli elementi geometrici, invece, sono caratterizzati dalla presenza nel supporto di strisce di stoffe, a trama larga e disorganica, densa di schizzi e graffianti cromie di valenza prospettica. Sono composizioni dalle forme semplificate e spontanee, dominate dai pigmenti naturali dei colori, trasfigurati dalla necessità di elaborare in linguaggio autonomo, rispetto a quello tradizionale. Tutto dunque fa di Maccioni un “unicum” nel panorama della pittura capitolina. Le sue opere si riconoscono, sia nelle tinte lasciate gocciolare sulla tela, sia nei rimandi al “Nouveau Réalisme” (con i suoi tubetti di colore e/o pennelli assemblati sulla tela), nella rievocazione di un immaginario arcaico e popolare, senza tempo, dove i componenti “scartati” dal fruitore sembrano autogenerarsi ad assumere valenza artistica. Il talento della sua pittura, per l’ originalità del linguaggio proposto, è accolto dalla critica e dal pubblico in tutta la sua raffinata autorevolezza.
Antonio Sorgente |