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  Ugo Pergoli
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Citato dalla stampa specializzata; testimonianze di: Rivosecchi, Carile, Chiari, Gatta ed altri.
Le sue opere figurano in collezioni, raccolte ed Enti pubblici e privati, italiani ed esteri.

"Dopo un lungo periodo di indagine interiore, che lo porta a chiudersi nel silenzio dello studio, a tu per tu con i suoi quadri, sul finire degli anni Ottanta la pittura diPergoli sembra esplodere.

Hanno libero sfogo i concitati colori dei suoi paesaggi, che esprimono la natura, fonte inesauribile di vibrazione specchio di stati d'animo mai celati. La sua pennellata si fa più decisa e tormentata, a contrastare quella sottile malinconia che traspare sotto i toni accesi dei suoi acrilici. Ma il suo è un "virtuosismo contenuto" come bene ha detto la critica Jenny Gatta in un recente articolo su Globo, - che ha nella tradizione dell'arte contemporanea la sua immensa promessa. A buon diritto avulso dalla disordinata relatività del gusto attuale - ".


Critiche

"La pittura rappresenta quello che l'uomo potrebbe e dovrebbe vedere, non quello che comunemente vede", scrive Goethe.
Nelle opere di Ugo Pergoli, dalla grafica alla pittura, non c'è una realtà fissata in forme stabili, fotografiche; nei suoi paesaggi di timbro mediterraneo vi è la vibrazione di un profumo salmastro, di un vento di sole e di mare che scompiglia più i pensieri che gli alberi, piegati, contori, protesi verso la luce.

La forza del colore non appaga solo l'occhio; il colore diventa il mezzo per esprimere quel qualcosa di più che va al di là dell'oggetto, ed è proprio la forza del colore che crea spazi nuovi e si viene a formare un equilibrio non statico; non c'è descrizione ma suggestione, mutamento, movimento.
Una gamma cromatica di rossi, di blu, di verdi, di bruni dà corpo ad una sinfonia di colori che ti danno sensazioni, sentimenti; il bruno: il calore e l'umido della terra; i verdi e i blu: umori marini attaccati agli alberi, alle nature morte o allo spazio rarefatto di una finestra aperta sul mondo con l'arcobaleno inebriato dei ricordi.

"Sopra i ricordi nasce il prodigio che ci fa vedere" (Paul Eluard) e nell'arte di Pergoli vi è una condensazione di vibrazioni lungo il filo dei ricordi.

Questi paesaggi sono paesaggi dell'anima, che hanno rubato l'essenza dei colori di una fantasia di vita, e questo trascrivere il battito del tempo prepara l'artista ad essere il protagonista di una nuova festa della vita dove può librarsi in una dimensione che ha radici in una realtà vissuta, trasfigurata dalla poesia.

Pergoli ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Roma in un periodo storico; era il tempo di Guttuso, Fazzini, Mafai, Maccari, e ha potuto filtrare quell'aria ricca di suggestioni artistiche e letterarie. Allievo di Mafai ha recepito il sentimento emotivo di un rinnovato impressionismo, il calore dell'espressionismo, il sentimento poetico di una proiezione cubista.

Fazzini nel 1938 scrive "Io scolpisco con l'Adriatico addosso" e nella pittura di Pergoli si sente la forza stratificata di questa sua terra, di questo suo mare che dà all'opera qualcosa di più, e questo qualcosa di più è l'élan vital dell'artista che esprime la sua spiritualità, e una parte di questa coincide con un sentimento universale: ecco la matrice del suo discorso artistico.

Nelle figure c'è un sentimento magico della luce; il lirismo dell'immagine scivola con la linea che ondeggia, si spezza, si arriccia, si perde e il colore, ancora una volta, è il mezzo di un'identificazione psicologica con l'opera, una sorta di languore che si esprime con l'incontro di un bianco, di un azzurro, di un verde o di un cinabro che rivela il profumo della realtà senza svelarne il segreto, di una realtà vissuta o trasfigurata dal sogno.
Il discorso pittorico dell'artista si ripete come la melodia di una musica in un crescendo di timbri dove cambiano i toni e i mezzi toni in una polifonia cosmica.

Le opere di Ugo Pergoli hanno raggiunto una sintassi di forma, di colore, di astrazione e sono la prova di una coscienza artistica matura, di una coerenza e di una chiarezza che conferiscono unità al linguaggio artistico e lirismo magico all'espressione pittorica. I volumi sono esposti ad una luce aperta; gli scuri e i chiari si contrastano in armonia così come il concavo e il convesso si incastrano richiamandoci ad una tematica cubista. Una solitudine metafisica scandisce un'attesa piena di incanto di sapore chagalliano.

Letizia Carile


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